LA CACCIA ALLE STREGHE NELLA PUGLIA DEL XVI SECOLO

Il 5 dicembre 1484, a seguito della promulgazione da parte di Papa Innocenzo VIII della bolla Summis desiderantes affectibus venne commissionata ai frati dominicani tedeschi Heinrich Kramer e Jacob Sprenger – allo scopo di fermare l’emorragia dell’eresia – venne commissionato quello che, successivamente, è entrato nella storia come il sanguinario libro dell’inquisizione: il Malleus Maleficarum.

Conosciuto come “Martello delle Streghe”, il tomo venne pubblicato su ispirazione del manuale ufficiale dell’inquisizione spagnola, “Directorium inquisitorum” il quale fu redatto ad opera del teologo spagnolo Nicolau Aymerich (1320-1399) e portato a compimento nell’A.D. 1376; il tomo comprendeva le fattispecie di “eresia” prevedendone per ciascuna i modus relativi all’indagine per l’individuazione di esse, i procedimenti processuali e giuridici previsti per ciascuna fattispecie concreta e le sanzioni atte a reprimere e censurare questi comportamenti ed i liberi pensieri ritenuti in contrasto con le leggi ecclesiastiche ed i dogmi di fede.

Caccia alle streghe

La caccia alle streghe ed i roghi della Chiesa hanno ad oggetto un attuale dibattito che riguarda la stima ufficiale del numero delle vittime coinvolte nei processi condotti dall’Inquisizione.
Al fine di far chiarezza sui dati statistici, il 15 giugno 2004 il Vaticano editò il volume “L’Inquisizione”, frutto di uno studio compiuto dalla Commissione teologico-storica del Comitato Centrale del Grande Giubileo dell’Anno 2000 e riportante i dati ufficiali circa il numero esatto di coloro che furono giustiziati dai tribunali ecclesiastici con l’accusa di eresia: il numero riferito alle vittime italiane ammonterebbe a trentasei.

Gli storici ed esperti, mettendo in discussione quanto affermato nel tomo, stimano che, solamente in Val Camonica – nella regione orientale della Lombardia – nel periodo intercorrente tra il 1518 ed il 1521 – vi sarebbe stata una media di settantuno roghi.

Il XVI sec. è indubbiamente il secolo nel quale la casistica riporta un maggior numero di processi condotti dal tribunale ecclesiastico dell’Inquisizione.
A Bitonto tra il 1593 ed il 1594 , protagonista della caccia alle streghe fu una giovane donna del posto, Laura Stella de Paladini accusata di stregoneria a causa della manifestazione di disturbi di attribuiti alla possessione demoniaca.
La questione che riguardò la giovane bitontina fu oggetto di strumentalizzazione da parte delle autorità ecclesiastiche del luogo: l’arcidiacono Ottavio Bove sfruttò la fragilità psichica della donna ad egli indicata dal curato bitontino Ferrante Stellaccio – già impegnato nell’esercizio di liberazione di Laura Stella de Paladini – allo scopo di elevare la propria autorità ed il proprio prestigio.

Bove, reggente protempore della diocesi, nelle vesti di suo confessore, indusse la giovane donna a dichiararsi una strega e ad ammettere di aver partecipato ad un sabba tenutosi a Benevento;
Laura Stella de Paladini, esortata dal religioso, coinvolse nei fatti anche i nomi di alcuni membri appartenenti alle più illustre famiglie locali del tempo le quali, nelle scelte religiose-amministrative, si erano già dimostrate in contrapposizione all’arcidiacono.

La caccia alle streghe trovò l’appoggio di Flaminio Parisi (o Parisio), religioso che governò il vescovato di Bitonto dal 1593 al 1603.
I due uomini, tuttavia, vennero denunciata alla Congregazione del Santo Uffizio dallo stesso curato Ferrante Stellaccio, catturando l’attenzione di alcune delle alte personalità della Santa Sede.
I casi segnalati furono oggetto di attente indagini che condussero alla definitiva assoluzione dei casi segnalati e comportò per i due ecclesiastici, convocati a Roma nell’anno seguente, una momentanea interdizione che perdurò sino all’A.D. 1601, ritornando ad esercitare le loro funzioni nella città barese.

Antonia Depalma

This website uses cookies. By continuing to use this site, you accept our use of cookies.  Per saperne di più