CREDI DAVVERO (CHE SIA SINCERO)”: LA PENNA DI ROBERTO OTTONELLI RICORDA MARTINA, GIOVANE VITTIMA DEL FEMMINICIDIO.

Il Disegno di Legge N. 724 ad opera dal Senato della Repubblica, comunicato alla Presidenza in data 29 MAGGIO 2013, ha delineato le fattispecie de “La violenza alle donne come genocidio nascosto” e quella di “Femmicidio e femminicidio” affermando:

“Già nel 1995, la IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite definì la violenza di genere come il manifestarsi delle relazioni di potere storicamente ineguali fra donne e uomini. L’elaborazione teorica accademica utilizza il concetto di femminicidio per identificare le violenze fisiche e psicologiche contro le donne che avvengono in (e a causa di) un contesto sociale e culturale che contribuisce a una sostanziale impunità sociale di tali atti, relegando la donna, in quanto donna, a un ruolo subordinato e negandole, di fatto, il godimento dei diritti fondamentali. Il termine è il frutto della collaborazione tra istituzioni accademiche, enti non governativi e movimenti in difesa dei diritti delle donne; da questa congiuntura di idee e di competenze nascono una nuova prassi e un fondamentale sviluppo concettuale.
Il concetto di femminicidio comprende, infatti, non solo l’uccisione di una donna in quanto donna (femmicidio), ma ogni atto violento o minaccia di violenza esercitato nei confronti di una donna in quanto donna, in ambito pubblico o privato, che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale o psicologico o sofferenza alla donna. L’uccisione della donna è quindi solo una delle sue estreme conseguenze, l’espressione più drammatica della diseguaglianza esistente nella nostra società.
L’antropologa messicana Marcela Lagarde, fra le teoriche del concetto di femminicidio, sottolinea il carattere strutturale del problema evidenziando come «La cultura in mille modi rafforza la concezione per cui la violenza maschile sulle donne è un qualcosa di naturale, attraverso una proiezione permanente di immagini, dossier, spiegazioni che legittimano la violenza, siamo davanti a una violenza illegale ma legittima, questo è uno dei punti chiave del femminicidio». È, infatti, proprio il contesto culturale a implicare la sostanziale impunità sociale e la «normalizzazione» del fenomeno che legittimano il femminicidio, soprattutto quando le istituzioni si mostrano inadeguate ad affrontarne la drammaticità e la specificità.”

Disegno di Legge N. 724 – Senato della Repubblica Italiana

Lo stesso Disegno di Legge riporta dati alquanto allarmanti che hanno come protagonista la violenza di genere esercitata, in particolar modo, da comportamenti offensivi di uomini che ledono l’integrità fisica, morale e/o psicologica delle donne; come riportato dalla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW), la violenza maschile è la prima causa di morte delle donne in Europa e nel mondo.
Spesso, moventi come gelosia, non accettazione del termine di un rapporto di coniugio o, più in generale, di natura affettivo-sentimentale sono i motori della commissione del reato più grave: l’omicidio.
Secondo quanto emerge dai referti di criminal profiling i moventi che spingono l’uomo ad esercitare violenza nei confronti di una donna, portandolo sino a compiere l’omicidio – delitto con minore cifra oscura – sono perlopiù di natura passionale; questi, molto spesso, si consumano nello scenario familiare: in questo contesto micro-sociale un alto tasso riguarda l’uxoricidio, ovvero il delitto consumato nei confronti del coniuge e di cui, nella maggior parte dei casi, è vittima la moglie o la convivente.

Una fattispecie concreta è stata la protagonista del libro dello scrittore Roberto Ottonelli, “Credi davvero (che sia sincero)” il quale ha deciso, attraverso la sua penna, di rendere indelebile la memoria di una giovanissima vittima di femminicidio educando il lettore alla sensibilizzazione verso il ripudio di questa grave forma delittuosa ai danni delle donne.
Procedendo con l’intervista all’autore milanese R. Ottonelli rilasciata a Il Meglio di Puglia, ricordo ai nostri lettori il titolo del libro “Credi davvero (che sia sincero)” pubblicato nel 2021 ed edito da Bertoni Editore i cui proventi della vendita saranno devoluti in beneficenza alla “Associazione difesa donne: noi ci siamo”, fondata dalla madre della protagonista del libro, altre famiglie che hanno vissuto la stessa tragedia e dallo stesso autore, in difesa delle vittime di violenza di genere.

L’intervista

Roberto Ottonelli, ringraziandoti per questo intervento, vorrei chiederti di parlare del tuo libro, partendo dalle motivazioni che ti hanno indotto a rendere la storia della solare e vitale Martina, immortale:
Per prima cosa tengo a ringraziare te e Il Meglio di Puglia per l’opportunità di parlare del libro e del progetto che è nato di conseguenza. La motivazione che mi ha spinto a scrivere è molto personale, nel senso che Martina, il nome che ho scelto per la protagonista, era un’amica di mia moglie, prima che la conoscessi. Ho deciso di raccontare in soggettiva, dal punto di vista della vittima, al presente, e del suo carnefice, sotto forma di lontani ricordi. Le stesse scene sono affrontate da prospettive opposte, per focalizzare l’attenzione sull’atteggiamento di chi cerca di celare le sue vere motivazioni con lo scopo di soggiogare la donna che dice di amare.

Sei una penna maschile contro la violenza di genere, dunque un uomo che contrasta e ripudia il femminicidio. Concretamente a cosa vorrebbe condurre, aldilà di quanto già detto, il tuo nobile progetto?
Dopo aver trovato un editore disponibile alla pubblicazione, la Bertoni editore, una casa editrice di Perugia molto attenta alle tematiche sociali, ho deciso di contattare la madre di Martina. Ho ritenuto che se lo avessi fatto prima avrei in qualche modo violato un dolore privato, mentre con un progetto concreto mi è parso indispensabile. La signora mi ha subito coinvolto nelle sue attività, che porta avanti da anni, fino a coinvolgermi in un nuovo soggetto, la “Associazione difesa donne: noi ci siamo”, che si prefigge lo scopo di riunire i familiari delle troppe vittime di violenza, oltre a ragazze che abbiano affrontato e superato esperienze simili, con il duplice fine di conforto reciproco, ma anche e soprattutto di un coordinamento delle istanze da portare avanti nei confronti delle istituzioni a tutti i livelli. Senza dimenticare l’assistenza legale e psicologica alle donne in pericolo.

D’impatto è stato il tuo libro che, per molti – come si evince da alcune recensioni reperibili online – è volto ad educare uomini e donne a questo nevo della società.
Più che a scopo “educativo”, mi piacerebbe che il mio libro consenta una riflessione, una occasione per prendere consapevolezza di quanto le tante, troppe morti a cui assistiamo quasi quotidianamente debbano rappresentare un problema per tutti, non qualcosa a cui ci si abitua, a cui non si presta quasi attenzione. Senza dimenticare che la violenza di genere non si esaurisce con il femminicidio, ma è anche psicologica, altrettanto grave e meritevole di profonda considerazione.

Secondo la tua esperienza diretta quali potrebbero essere i modi efficaci per contrastare questa forma di violenza che, secondo la casistica, vede ogni anno milioni di vittime nel mondo? Quali sarebbero, dunque, i campanelli d’allarme per fermare l’emorragia di questi efferati delitti?
Dalla esperienza che ho maturato anche in tante esperienze di volontariato, in particolare in comunità madri e figli, pur rimanendo ogni storia a sé, ci sono elementi comuni, ricorrenti. Uno di questi, a mio parere, è la difficoltà da parte della vittima di parlare, di condividere il peso di una morsa che diventa sempre più stretta. La paura del giudizio, il ritenere che in qualche modo si abbia qualche “colpa”. La strada da fare è molta, ma ritengo che grande parte la faccia l’educazione, la prevenzione. Recenti sono i troppi episodi in cui si vede una vera e propria inversione di responsabilità, in cui è sempre la donna accusata per il suo comportamento, il suo modo di vestire o per “mettersi in una situazione di pericolo”. Sono convinto che sia indispensabile una massiccia attività di sensibilizzazione a partire dalle scuole, perché ognuno di noi si faccia carico di ciò che può accadere molto più vicino di quanto si creda.

Il femminicidio è dunque una piaga sociale di notevole rilevanza ed in continuo accrescimento, così come affermano gli studi condotti dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) i quali rivelano che, per l’anno 2020, particolarmente alta è stata l’incidenza di casi di femminicidio, avvalorata dalla condizione di convivenza coercitiva data dal lockdown: nei primi 6 mesi del 2020 il numero di delitti familiari è stato pari al 45% del totale degli omicidi; questi dati son stati valutati in comparazione con il tasso pari al 35% che ha interessato, invece, il primo semestre dell’anno 2019.
Martina, Maria, Claudia, Jennifer, Marcella, Alessandra, Rosina, Francesca, Rosalia, Fatima, Rossella, Bruna e moltissimi altri sono i nomi delle storie che riguardano milioni di vite spezzate prematuramente per mano di un “amore malato”.

Antonia Depalma

Roberto Ottonelli

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