Il gatto nero per i pugliesi porta sfortuna?

La Puglia è uno scrigno di sorprese e più si ricerca più si scoprono meraviglie architettoniche, storiche, folkloristiche e paesaggistiche.
Proprio il folklore pugliese ha saputo trasformare il gatto nero, creatura meravigliosa ed innocente, in un mostro da evitare ad ogni costo.
Ignoranza?
Se per ignoranza si intende ignorare la realtà dei fatti, quindi spogliando la parola della sua accezione negativa, allora si, è ignoranza.

Per i pugliesi di qualche decennio fa, dai nostri nonni in giù per intenderci, il gatto nero rappresentava un vero e proprio pericolo, in poche parole: portava iella farsi “tagliare” (attraversare) la strada dal felino, al punto che queste persone preferivano fermarsi e cambiare strada, anche se ciò avrebbe significato allungare di molto il percorso.
Non c’è da sorprendersi, le persone all’epoca erano per lo più contadine e possedevano una cultura medio-bassa, anche in questo caso lungi da me voler screditare uomini e donne grazie ai quali siamo ciò che siamo, ma la superstizione attecchiva sicuramente meglio rispetto ai giorni nostri.

Superstizione sul gatto nero

La credenza che vede queste simpatiche bestiole portatrici di sventure risale al Medioevo, una superstizione antica ma tanto radicata nella popolazione da sopravvivere tutt’oggi, seppure con un impatto minore rispetto al passato.
Il pelo nero del gatto lo rendeva malvisto agli occhi della gente, il colore nero veniva (e viene ancora) associato al lutto e in generale alle forze del male, alle streghe, ai demoni.
Il felino dal mantello nero era considerato l’animale di compagnia delle streghe e le sue abitudini, del tutto comuni agli altri gatti, di uscire la notte per cacciare, aumentavano il pregiudizio verso lo stesso.
Si credeva che alcune Streghe potessero addirittura trasformarsi in un gatto nero ed intrufolarsi nottetempo nelle case delle povere vittime per rapire i bambini ed ucciderli come sacrificio richiesto da Satana, grazie al quale avrebbero poi ottenuto i loro straordinari poteri.

Un’altra causa all’origine delle cattive credenze sui gatti neri è da ricercarsi nelle scorrerie dei pirati e nei crimini da loro perpetrati ai danni del popolo.
Sui vascelli dei pirati (in generale sulle imbarcazioni di una certa grandezza) vi era la necessità di proteggere il cibo dai roditori, per tale motivo sulle navi erano spesso ospitati anche alcuni gatti.
Sembrerebbe che i felini neri fossero i preferiti dai bucanieri in quanto considerati più abili nella caccia rispetto ai gatti dal mantello differente.
Quando i vascelli si avvicinavano alle coste per compiere i loro atti criminali, i gatti fuggivano sulla terraferma, quindi è lecito supporre che l’associazione tra il gatto nero e la pirateria abbia contribuito notevolmente alla cattiva fama di questo straordinario animale.

L’idea del gatto nero portatore di sfortuna, nel momento in cui attraverserebbe pacificamente la strada al malcapitato di turno, è certamente da ricercare nel periodo in cui il cavallo rappresentava l’unico mezzo di trasporto.
Se un gatto avesse attraversato la strada improvvisamente, magari al crepuscolo o a buio inoltrato, il cavallo si sarebbe potuto imbizzarrire disarcionando il cavaliere.
Probabilmente di notte ogni gatto sarebbe stato visto come una veloce ombra sulla strada e, qualsiasi fosse stato il colore del suo mantello, sarebbe parso nero per via della scarsa o assente illuminazione ambientale.

A quei tempi sarebbe stato lecito pensare che l’attraversamento improvviso della strada da parte di un gatto potesse portare gravi conseguenze, ma oggi?
Oggi se un gatto attraversa la strada deve far ricorso a tutte le sue proverbiali sette vite per non finire investito.
Oggi sono le auto che portano sfortuna ai gatti, indipendentemente dal colore del loro mantello.
I gatti sono un bene per l’uomo, soprattutto nelle città, dove le colonie feline regolano la popolazione dei roditori, che a loro volta trovano terreno fertile in cui prosperare cibandosi di rifiuti.

Il gatto nero va protetto al di là di ogni superstizione.

Mario Contino

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