Misteri di Torre Navarino – Molfetta (BA)

Nel territorio di Molfetta, nascosta tra gli ulivi secolari, è sita Torre Navarino, un antico casale ormai eroso dall’usura del tempo ma ancora in grado di far parlare di se, per la sua imponente architettura e le leggende ad esso legate.
Di tali leggende si è occupato, qualche anno fa, anche lo studioso di mistero e paranormale: Mario Contino

La leggenda e la storia

È storicamente accertato che, nel 1749, l’abate Giulio ospitò tre pellegrini nell’edificio oggi noto come “Torre navarino”, che in una notte tempestosa si recarono al casato in cerca di riparo.
In realtà si trattava di tre briganti che, sfruttando la situazione, lo derubarono senza tener minimamente conto del nobile gesto che aveva spinto l’uomo ad ospitarli.
L’abate riusci comunque a risalire all’identità dei fuorilegge e segnalò la vicenda al Re Carlo III che, per giustizia, li fece impiccare a tre ulivi all’interno del feudo stesso.

Narra Mario Contino:

“Da un modesto passaggio, un tempo probabilmente un grande portone, si accede all’antica cappella: in essa era visibile un affresco completamente deturpato, un altare distrutto probabilmente da persone in cerca di “tesori” nascosti, delle aperture sul muro che ricordavano, per forma e dimensioni, nicchie in cui venivano poste anticamente le acquasantiere. L’icona sacra, che certamente doveva essere affrescata sul retro altare, risultava completamente deturpata, cancellata, e al suo posto qualcuno aveva pensato bene di scrivere i versi della Divina Commedia relativi all’incisione che il “Sommo poeta” avrebbe letto sulla porta dell’inferno: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”. Probabilmente una forma indiretta di minaccia rivolta da frequentatori abituali del luogo, agli intrusi di turno.
Per nulla scoraggiato da tanto degrado, mi inoltrai all’interno della costruzione, curioso di scoprire se le leggende riguardanti presunti spettri, visti più volte da diverse persone, potessero essere riconducibili a fenomeni paranormali o all’azione dei vandali, pronti a terrorizzare il prossimo pur di trasformare il luogo nel loro “rifugio”.
Effettuai numerose registrazioni video con tecnologia capace di riprendere lo spettro luminoso degli Ultravioletti e degli Infrarossi, in pratica una parte di ciò che, per limiti umani, è normalmente invisibile.
Non mancarono neppure rilevamenti, effettuati grazie all’ausilio di potenti strumenti di registrazione capaci di catalogare in maniera nitida suoni nel range degli Ultrasuoni e degli Infrasuoni.
Dapprima mi dedicai al pian terreno, dove riscontrai anche differenti anomalie nei campi elettromagnetici, che non escludo essere state legate a qualche attività di tipo paranormale.
uccessivamente mi occupai del piano superiore, incuriosito da suoni ben udibili, percepiti durante l’ispezione precedente, simili a quelli prodotti durante lo spostamento, per trascinamento, di pesanti mobili in legno, dei quali però non vi era alcuna traccia.
In una delle stanze poste al primo piano era ancora visibile un vecchio camino in pietra.
Proprio in quella stanza si concentrarono i miei studi, ciò in quanto un turista, entrato nel fabbricato per curiosità, avrebbe lì notato la sagoma di un uomo in giacca e cravatta, poi misteriosamente scomparsa nel nulla.
Dall’analisi del materiale ottenuto, vennero alla luce differenti anomalie che potrebbero avvalorare le tante leggende su Torre Navarino: voci pronuncianti parole nitide ed in forma dialettale.
In particolare, in una delle tracce audio, fu possibile ascoltare la parola “Vattin”: “vattene” pronunciato in dialetto locale.
Torre Navarino fu uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi che visitai in quegli anni, spero solo che il problema legato agli ingressi illegali si sia risolto e che i vandali abbiano deciso di cambiare meta, o meglio ancora, cambiare stile di vita.

Anche Molfetta, dopotutto, sembra essere dimorata da spiriti inquieti.


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