Anche in Puglia ci sono i Lupi Mannari?

Puglia terra di Misteri e Leggende, ormai ciò è assodato, ma quanti sanno che la nostra regione è anche la terra dei Lupi Mannari?
Non solo folletti dispettosi nei campi e splendide sirene nei mari, in passato ben altre creature hanno tormentato le notti dei pugliesi. Ho già parlato dei leggendari Vampiri di Trani, di cui si sono trovate persino le sepolture, non
potevo non citare le leggende sui famosi Licantropi, da sempre considerati acerrimi nemici dei Vampiri.

Il Licantropo (dal greco ýkos, lupo e ànthropos, uomo) è anche detto lupo mannaro, probabilmente come derivazione di una parola in antico dialetto molfettese (lëpòmënë) al quale poi si aggiunse il suffisso (re) come si può notare nella parola in dialetto abruzzese (lopemënarë).

Secondo la leggenda più popolare, Licaone, Re di Arcadia e padre di moltissimi figli tra i quali Peucezio, dal quale deriva il nome dell’antica terra di Bari, la Peucezia appunto, fu punito da Zeus a seguito di un atto scellerato.
Il sovrano, infatti, sacrificò uno dei suoi figli al Dio: quest’ultimo, però, punì siffatta crudeltà maledicendo Licaone e trasformandolo in Lupo.
Secondo questa leggenda, la doppia natura del sovrano, uomo e lupo, si manifestò per la prima volta proprio in Puglia.
La licantropia è considerata da sempre un’infezione di origine diabolica, trasmissibile tramite il morso o una ferita inferta dal licantropo. Probabilmente si è pensato che a seguito della prima trasformazione di Licaone, questo virus si sia diffuso nel territorio.
Nel Medioevo la concezione cristiana mutò anche questa leggenda.
Fu così che i nati nella notte tra il 24 e il 25 dicembre vennero considerati portatori della maledizione, ciò in quanto trasgressori dell’ordine di Dio (non dichiarato nella dottrina cristiana ufficiale), secondo il quale solo Gesù Cristo sarebbe dovuto venire al mondo in quell’arco temporale.
Guarire dalla maledizione non era cosa semplice: secondo alcuni occorreva un vero rito di esorcismo, per altri l’unica salvezza del Licantropo consisteva nel mordere un altro uomo, passandogli il “fardello” e liberandosi.
Questo essere, durante le trasformazioni, diveniva quasi immortale, feribile solo da una pallottola d’argento, metallo che da secoli simboleggiava la purezza in grado di annientare l’impurità e, quindi, le forze del male, come già scritto in precedenza.
Altri riti prevedevano una sorta di incantesimo magico-religioso da effettuare in via preventiva nel momento in cui la sorte avesse fatto nascere un erede durante la data proibita.
Questo rituale doveva essere svolto durante la notte, dal padre, dall’alto di
un terrazzo.
Il genitore avrebbe dovuto ripetere, come un mantra o una lunga litania, la seguente frase a voce alta: Ie natu nu stregone a casa mia (È nato uno stregone nella mia casa).
Questa dichiarazione avrebbe permesso a chi di dovere (Angeli secondo alcuni) di “curare” il piccolo ed evitare le future trasformazioni in mostro sanguinario.

Molte leggende pugliesi citano incontri terrificanti avvenuti durante le notti
di luna piena, soprattutto nelle campagne.
Si narra di bestie dalla forma semi-umana, di grande statura, agilissime e fortissime, intraviste mentre correvano nei campi o saltavano con un sol balzo alte mura di recinzione, uomini lupo la cui ira poteva essere mortale per i poveri sprovveduti, allotanatisi dal focolare domestico per qualche incombenza.
Non posso non citare la famosa “Torre del Luponimo“, sita in agro di Bitonto tra gli splendidi ulivi.
Il nome è legato all’antica leggenda secondo la quale in passato la struttura fu il rifugio notturno di un Licantropo mostruoso e pericolosissimo.
A Bitonto è ancora possibile ascoltare antiche storie, narrate da arzilli vecchietti, sul famoso uomo lupo, u Lupomn nel dialetto locale (Lup: Lupo – Omn: uomo), incontri ravvicinati terrificanti che non si limitavano solo alle zone rurali ma che spesso avvenivano anche all’interno del paese.
Per quanto riguarda l’antica torre, è più probabile che il suo nome in realtà derivi da Lupis, antichissima e nobile famiglia bitontina che forse in origine ne possedeva la proprietà.

La Puglia si rivela ancora una volta una terra tutta da scoprire, spesso
ignota agli stessi pugliesi, la maggior parte dei quali ha ormai smesso di
ascoltare le antiche storie proprie della cultura contadina, dalla quale trae
origine la magia che anima da secoli la nostra regione.

Mario Contino


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This website uses cookies. By continuing to use this site, you accept our use of cookies.  Per saperne di più