La puglia dei vampiri, tra fantasia e superstizione

Il Vampiro è una figura mitologica divenuta molto celebre grazie a numerosi romanzi, serie televisive e film, ma pochi sono a conoscenza della tradizione folkloristica che lega questi esseri mitologici alla nostra Puglia.
Con il termine Vampiro oggi si identifica una creatura ritenuta “non morta”, ossia vivente ma priva di anima e battito cardiaco, capace di restare in vita assorbendo energia vitale dai viventi, cibandosi del loro sangue.
Con l’insorgere della cultura cristiana e, soprattutto in età Medioevale, il Vampiro venne accomunato a una creatura demoniaca creata grazie all’azione del Diavolo.
In realtà le leggende su spiriti ed esseri che potrebbero aver dato origine al mito del Vampiro sono molto più antiche.

In alcune necropoli preistoriche si osservano antiche pratiche molto singolari, ossia l’utilizzo di grosse pietre poste sul corpo dei morti presumibilmente per impedir loro di tornare dall’aldilà, forse già questo un chiaro riferimento alla presenza di figure simili all’odierno Vampiro.
In una tavoletta babilonese conservata al British Museum è possibile rinvenire un’antica formula magica che serve a proteggersi dai demoni notturni succhiatori di sangue, che erano gli Etimmé, quindi un altro chiaro riferimento all’essere oggetto di questo articolo.
Gli antichi ebrei temevano l’Aluka (letteralmente “succhiatore di sangue”), un essere che assaliva i viandanti nel deserto.
Tra i Jinn islamici invece devo citare una creatura chiamata Ghūl, già nota
precedentemente all’avvento della religione Islamica, ritenuta di sesso femminile ed estremamente crudele. Questo spirito è un’entità vampiresca che ama frequentare i cimiteri e succhiare il sangue ai giovani sventurati che incrociano il suo cammino.
La stessa Lilith, demone assiro che la tradizione ebraica vuole essere la prima e malvagia moglie di Adamo, è considerata un’entità vampiresca che non solo si nutre del sangue ma anche del seme degli uomini considerati sue vittime.

Da sempre l’uomo ha avuto timore dei propri defunti.
La necrofobia ha origine antica, infatti in passato alcune morti dovute a malattie non conosciute si diffondevano per contagio.
Dopo il primo decesso avvenuto con determinati sintomi, ne seguivano altri aventi le stesse modalità e spesso si associavano all’azione dello spirito del primo defunto che, per qualche motivo, restava tra i vivi e seminava morte.
Due delle caratteristiche che possiamo ritrovare in molte leggende legate ai Vampiri sono la loro capacità di trasformarsi in animali, soprattutto pipistrelli e ratti, l’impossibilità di sopravvivere durante il giorno e soprattutto di esporsi alla luce del sole.
Il Nosferatu, il non morto, così come era solito riferirsi ai vampiri, si trasformava in Pipistrello per poter volare e in ratto ‒ che a ben pensare potrebbe essere stato considerato un Pipistrello privo di ali ‒ per potersi
intrufolare nelle case delle ignare vittime senza esser notato.
Anche queste caratteristiche possono avere avuto origine dall’osservazione
di fenomeni legati a epidemie, infatti il morso di un ratto può facilmente trasmettere malattie contagiose (per esempio la peste e la leptospirosi).
Per quanto riguarda l’impossibilità di quest’essere di esporsi ai raggi solari,
la questione si complica un po’ in quanto le credenze sull’Homo Nocturnus, altro termine utilizzato per identificare il Vampiro, potrebbero aver avuto diverse origini.
Certamente alla base ci sarà stata l’osservazione di fenomeni legati a patologie della pelle, nel Medioevo era diffusa la protoporphyria crythropoietica, malattia che colpisce i globuli rossi rendendo i soggetti affetti impossibilitati a esposizioni solari.
Le leggende, poi, hanno certamente unito l’osservazione del fenomeno alla
credenza secondo la quale i Demoni operano dopo la mezzanotte e fino al
sorgere del sole.
Il Sole, identificato come l’occhio di Dio o Dio stesso, aveva di per sé un potere esorcizzante contro creature ritenute appartenenti al regno demoniaco.
Molte altre caratteristiche attribuite al Vampiro sono invece di chiara derivazione Cristiana, come la resa dinanzi alla Croce o al Crocifisso o l’impossibilità di toccare l’Acqua Santa o di entrare in Chiesa o in altro luogo consacrato.
Vi è poi l’avversità di quest’essere all’argento e all’aglio.
L’argento è stato da sempre considerato un elemento purificatore, ergo se
il vampirismo venne considerato un male impuro dovuto ad azione demoniaca, l’argento venne considerato un’arma in grado di purificare l’essere.
L’aglio è un antibiotico e un antiparassitario naturale, già in antichità erano
riconosciute le sue speciali proprietà e, siccome il Vampiro era considerato
un “parassita” succhiatore di linfa vitale, l’associazione fu semplice e consequenziale.
Senza contare che per un malato affetto da protoporphyria, assumere aglio significava peggiorare i sintomi clinici per un aumento di tossine nel sangue.

Il Vampiro per eccellenza, acclamato e citato in letteratura e ricordato dal
Cinema e in TV, è senz’altro il Conte Dracula.
Dracul in lingua Rumena si traduce con la parola Stregone.
Vladimir, nome assegnato al Conte Dracula, è molto probabilmente da collegare allo storico Vlad Tapes, Principe della Valacchia che in realtà, grazie ai suoi severissimi e crudeli metodi di governatore, fu un paladino del Cristianesimo che riuscì a impedire l’invasione turca.
La storia narra infatti che quando i Turchi arrivarono presso la capitale del regno, Targoviste, trovarono circa 8.000 prigionieri infissi in altrettanti pali. L’impatto fu così inaspettato e tremendo che decisero subito di ritirarsi impauriti.
Ritornando un attimo all’idea di non morto, alla base della figura del Vampiro, occorre citare il concetto di “Violazione di un Tabù”.
Frazer nel suo famosissimo libro, il Ramo D’oro, descrive una lunga serie di tabù in grado di dare origine a un non morto, a esempio tra le tribù africane si crede che, se durante la caccia una moglie sia infedele, il marito verrà morso da un serpente e morirà ma la sua morte sarà disturbata e tornerà da non morto per vendicare il Tabù Violato.
Queste credenze sono alla base stessa, probabilmente, del rituale funebre,
creato in modo tale da amplificare ed esasperare l’idea di distacco del defunto dal mondo dei vivi, esorcizzando anche la paura per un suo eventuale ritorno, da qui la stranezza di molte antiche sepolture.
Un’interessante usanza per impedire a un morto di resuscitare, era quella di deporlo nella tomba a faccia in giù con un pesante masso sopra.
A tal proposito sono state condotte interessantissime ricerche dalla Dottoressa Anastasia Tsaliki che si occupa proprio di sepolture “fuori dal comune”, come quelle ritrovate a Cipro e risalenti a un periodo che va dal 7000 al 2500 a. C..
Durante le ricerche sono stati ritrovati in piccole tombe cadaveri deposti in posizione contratta schiacciati da lastroni di pietra.
Sepolture analoghe sono state ritrovate in Italia e precisamente a Trani, in Puglia.
Stando alle testimonianze, sono due le tombe ritrovate nella nota cittadina pugliese, all’interno di quella più piccola si trovava deposto un cadavere inginocchiato, bloccato e schiacciato da un grande e pesante masso collocato sulla schiena.
Una scena simile è riemersa dal secondo sepolcro, dove, però, i cadaveri erano addirittura tre.
La particolarità di queste sepolture è che quasi certamente furono create
per seppellire persone ritenute pericolose al punto da essere uccise violentemente e seppellite in modo tale da impedire il loro ritorno tra i vivi. Il ritrovamento di queste antiche tombe ben si sposa con le antiche leggende sul vampirismo e sui Vampiri, che interessano diverse aree pugliesi.
Oggi i Vampiri di Trani, come sono stati ribattezzati gli scheletri rinvenuti, sono noti in tutta Italia grazie all’interesse suscitato negli organi d’informazione.

Anche la Puglia quindi, potrebbe essere considerata, per via del suo folklore e per via di alcuni ritrovamenti archeologici legati ad antiche superstizioni, “Terra di vampiri”.

Mario Contino


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