Femn maz tammor, lo spettro del castello di Monopoli

Se è vero che ogni Castello che si rispetti ha sempre il suo “fantasma”, devo
ammettere che lo spettro che dimorerebbe nel maniero monopolitano è forse il più singolare da me incontrato nei miei anni di studi sul folklore pugliese. Infatti questo spettro si aggirerebbe nottetempo nel Castello, terrorizzando i testimoni che avessero la fortuna, o sfortuna, di incontrarlo, e suonando una tammorra (strumento a percussione simile al più noto tamburello che spesso viene utilizzato nella “pizzica salentina”).
La leggenda fa riferimento, come accennato, alla figura evanescente di una donna, che apparirebbe percuotendo il suo strumento, creando un suono ritmico e ben udibile, ascoltato con terrore da decine di testimoni nel corso dei decenni (quasi tutti pescatori che la notte si trovano nelle vicinanze del castello, che affaccia sul mare).

Qualcuno afferma che il famoso spettro appartenga ad una donna rimasta nella nostra “dimensione” perché attende, invano, il ritorno del marito, morto nelle acque antistanti la fortezza in un naufragio avvenuto in seguito a una violenta tempesta.
Secondo altre leggende, invece, le apparizioni non avverrebbero all’interno
del maniero ma nei pressi del vicino molo. In questo caso il fantasma sarebbe quello di una suora impegnata a spaventare le tante coppiette che si appartano nelle vicinanze in cerca di intimità.

Qualunque sia la causa che possa spingere il presunto fantasma ad apparire, le tante leggende mi portarono ad effettuare un’indagine atta a stabilire se lo spettro potesse realmente dimorare nel castello, ossia se nel maniero si verificassero eventi definibili di natura “paranormale”.
Ero particolarmente emozionato, ed abbastanza curioso, con me era presente anche il Prof. Cosimo Lamanna, sempre attento a salvaguardare la storia, il folklore, ed in generale la cultura monopolitana e non solo.
Non ottenni nessun risultato tangibile né dal materiale audio-visivo né dalle
tracce audio registrate. Ottenni invece un segno ben evidente, un graffio
sulla schiena, rosso e dolorante, tre strisce a forma di “zampa di gallina”
che sparirono nel momento in cui chiesi scusa alla presunta entità per
l’eventuale offesa arrecata.
Casualità?
Non posso escluderla, e del resto la mia opinione, senza prove inconfutabili e scientificamente valide, lascia il tempo che trova.

Personalmente visiterei il castello di Monopoli con occhi curiosi e ben aperti.

Mario Contino

Mario Contino, studioso di folklore, intervistato da StudioAperto MAG (Italia1)

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