Lecce esoterica tra simbolismo e leggenda

L’antica città di Lecce è forse tra le più affascinanti della Puglia ed è nota
soprattutto per il suo simbolismo esoterico-massonico, celato qua e là tra i
capitelli e i ghirigori del suo magnifico Barocco.
Chiese, statue e monumenti vari scrivono, per gli occhi dell’iniziato, una storia alternativa a quella canonica, ricca di fascino e magia.
Non citerò ogni simbolo esoterico leccese, sarebbe inutile e toglierebbe il gusto di una bella passeggiata nel centro storico a caccia dei simboli nascosti, mi soffermerò quindi su uno dei monumenti principali: la Basilica di Santa Croce.

Basilica di santa Croce – Lecce

I lavori per la realizzazione del maestoso complesso, furono avviati nel
1549 e, a seguito di una brusca frenata, ripresero nel 1606 a opera di Francesco Antonio Zimbalo.
Furono però portati a termine da suo nipote Giuseppe Zimbalo.
Questa Chiesa, conosciuta in tutta Italia, fu progettata da Gabriele Riccardi, e la leggenda vuole che quest’ultimo si sia ispirato al Tempio di Gerusalemme.
Proprio come il sopracitato edificio, la Chiesa di Santa Croce conserva proporzioni perfette, la sua lunghezza interna è due volte la sua altezza e non mancano incisioni e raffigurazioni riconducibili proprio all’antico Tempio in Terra Santa.
Sulla sua facciata si possono individuare squadre e compassi nascosti qua e là, magari tenuti in mano da un putto, oppure celati in lettere minuziosamente modificate.
Un edificio da visitare con la dovuta attenzione, dall’architettura misteriosa che si fonde in un perfetto connubio tra sacro e profano.

L’Idume, il fiume misterioso

Un’altra leggenda più o meno nota è quella legata al famoso fiume Idume, un corso d’acqua sotterraneo che attraverserebbe la città di Lecce, visibile dai sotterranei di diversi palazzi.
Tutti gli antichi pozzi di Lecce, siti in magnifiche corti, attingerebbero la loro acqua da questo torrente.
Secondo un’antica leggenda, nelle notti di Luna piena, da alcuni di questi pozzi, si ascolterebbero risate o pianti di fanciulli e fanciulle, non si sa se spiriti in pena o esseri fatati legati all’elemento “acqua”.
Esistono molti studi sull’Idume che identificherebbero lo stesso non come un corso d’acqua ma come acqua depositatasi a seguito delle acque piovane, filtrata dalla roccia che abbonda nel sottosuolo cittadino.

Del Castello e del suo fantasma ho già scritto in un articolo dedicato, sempre su questo portale, così come del Ninfeo delle fate nella Masseria Papaleo. Citerò quindi una leggenda relativamente recente, potrei nominarla facilmente “leggenda metropolitana”.

Il tesoro storico di Sigismondo

Lecce in passato fu un grande centro, di primaria importanza e molto di
ciò che fu, è ancora lì, sotto terra. Sotto il suolo della graziosa piazzetta Sigismodo Castromediano, nei pressi della chiesa di Santa Croce, sono state
recentemente rinvenute testimonianze archeologiche che spaziano dall’età
del Ferro (I millennio a. C.) a quella messapica (IV-V secolo a. C.).
I lavori di scavo, condotti dall’Università degli Studi di Lecce sotto la guida del Prof. Francesco D’Andria, hanno saputo riportare agli occhi di tutti quella storia che tanto rischia di essere dimenticata.
Oggi la piazzetta è nuovamente agibile e delle feritoie, appositamente ricavate nel nuovo piano di calpestio, grazie anche ad apposita illuminazione e specchi magistralmente sistemati, permettono al turista di osservare una scaletta, un corridoio, una piccola cisterna olearia (certamente appartenente al complesso dell’antico trappeto rinvenuto, databile al I secolo a. C. In questo periodo l’attività di produzione dell’olio era particolarmente fruttuosa nel Salento, tanto da farlo divenire centro di esportazione per il Mediterraneo intero nei secoli successivi).
Qual è dunque la leggenda?
Proprio al centro della piazzetta, molti anni addietro, fu deposta la statua
raffigurante Sigismondo Castromediano, commissionata nel 1898 dal Sindaco di Lecce Giuseppe Pellegrino allo scultore Antonio Bortone. Particolarità dell’opera è che dà l’impressione di indicare qualcosa.
Sembra, a detta dei leccesi, indicare proprio il suolo della piazza, forse per
segnalare la presenza del prezioso frantoio successivamente rinvenuto.

Colonna del diavolo e la chiesa di San Matteo

L’ultima leggenda che intendo segnalare, l’ultima in quanto un’intera pubblicazione libraria non basterebbe per narrare tutti i misteri che Lecce cela, riguarda la Chiesa di San Matteo, nel centro storico cittadino.
La bellissima chiesa di San Matteo, una delle 100 chiese cittadine e datata
1667, è circondata da numerosissime leggende, una di queste riguarda la
sua ricca facciata barocca.
Agli occhi del turista non può certo sfuggire la netta differenza ornamentale
tra le due colonne poste ai lati dell’ingresso principale, la colonna di sinistra
appare spoglia di ornamenti artistici, quella di destra appare stranamente
decorata nella parte bassa.
Nel complesso le colonne sembrano essere fuori tema, non avere nulla a che fare con il contesto artistico così ricco di figure, ghirigori e minuziosi dettagli.
Perché proprio le colonne sono state lasciate spoglie?
Oggi fornisce la risposta una leggenda legata proprio alla colonna di destra,
conosciuta come “Colonna del diavolo”.
La sua particolarità è proprio la sua strana decorazione, che parte dal basso per raggiungere la vetta e che, invece, si interrompe bruscamente, lasciando disadorna la parte superiore dell’intera colonna.
La leggenda vuole che il diavolo in persona, invidioso del lavoro certosino e magistrale dello scultore, sia intervenuto facendo perdere la vita al maestro. Satana ritenne che tanta arte, tanta bellezza, avrebbe attirato troppi sguardi sul luogo sacro, spingendo molti infedeli alla conversione, per questo decise di porre fine al lavoro dell’artista.
Forse il diavolo non immaginava che il popolo pugliese avrebbe trasformato la sua nefasta opera in leggenda, donando al lavoro dello scultore, e alla sua memoria, l’immortalità.

Lecce nasconde leggende e misteri dietro ogni colonna, è proprio il caso di dirlo.

Mario Contino


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