Il genio artistico di Ezechiele Leandro

La Puglia, come è noto, è patria di molti artisti, uno di loro è Ezechiele Leandro, e a mio avviso meriterebbe di essere citato maggiormente tra gli artisti pugliesi.

Trovatello, gli venne imposto il nome di Ezechiele Leandro e la sua infanzia non fu affatto semplice, frequentò solo alcune classi della scuola elementare e lavorò come pastore. Il 14 novembre 1916 Giovanna Ciurlia riconobbe il ragazzo come proprio figlio, ed in seguito venne chiuso in un convento con i frati.

Nel 1933 Ezechiele sposò Francesca Martina e si trasferisce a San Cesario di Lecce, da questa unione nacquero Maria Pia, Ines, Anna e Angelo, quest’ultimo affetto da sindrome di Down. Lavoratore instancabile, per mantenere economicamente la sua famiglia trovò occupazione come minatore dapprima in Africa, dove rimase venti mesi, e poi in Germania.

Richiamato alle armi venne trasferito diverse volte in varie località fino a quando fece ritorno presso San Cesario di Lecce. In questo centro urbano, nel 1946 aprì un’officina di affitto, riparazione e vendita di biciclette. Acquistò poi il terreno attualmente posto in via Cerundolo e iniziò la costruzione della sua casa, oggi conosciuta in quanto Casa museo.

Ezechiele fù scultore e pittore, partecipò a numerosi concorsi e la TV italiana si occupò di lui nel 1962 in merito al suo impegno nella costruzione del “Santuario della Pazienza“.

Nel 1970 la sua vita venne sconvolta dalla perdita della moglie; solo l’anno seguente riuscì ad esporre le sue creazioni a Londra e a partecipare ad importantissimi eventi.
Nel 1972 aprì a Lecce la Galleria Leandro e la sua fama crebbe esponenzialmente, a tal punto che ancora una volta si occupò di lui la TV nazionale.

Intanto i rapporti con alcuni suoi concittadini si fecero sempre più ostili al punto che nel 1973 fù costretto ad innalzare il muro di cinta della sua abitazione per difendersi dall’ignoranza di molti che lo credevano un pazzo creatore di mostri (li mostri pupi, nel dialetto locale).
Nel frattempo l’artista acquisì una chiara fama internazionale e le sue opere furono esposte a  Lione, Londra, Parigi, Bruxelles, Strasburgo, Berlino e Marsiglia.

Il 12 ottobre 1975 inaugurò “Il Santuario della Pazienza”, Museo Leandro a San Cesario di Lecce.

La sua vita non fu per nulla facile, per questo “artista dell’inconscio”, fù capace di una forma d’arte primordiale, tanto genuina da spiazzare perfino i critici più importanti. Proprio le mille difficoltà avranno convinto Leandro ad adottare uno strano motto: “Sono come il maiale, da vivo mi disprezzano ma da morto si nutriranno di me”; frase che se compresa risulta addirittura profetica, in grado di far tremare per la sua freddezza.

Un genio dunque, che segue la sorte di molti altri geni incompresi, persone che vivono da diversi in una società troppo ottusa per comprendere il loro linguaggio.

Mario Contino


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